Architetto astronomo

22 aprile 2017

In prossimità dello stagno e della Genesa Crystal, vicino alla panchina dedicata all’osservazione della Natura allorquando quest’ultima dipinge quadri di infinita bellezza in un tempo eternamente presente che si tramuta senza sosta, staziona una figura antica, dalla storia millenaria, enigmatica, arcana ed ermetica che risale all’epoca dei Sumeri e poi nell’antichità egizia, babilonese e giudaica, l’ΑΣΤΡΟΛΟΓΟΣ. Caratteristico è il grande copricapo, sproporzionato rispetto alla figura, ma che indica il sapere, la conoscenza, un’altra dimensione che non è raggiungibile dai profani, necessaria per poter interagire con il cosmo. 
Abile nell’espressione scritta, esperto nel disegno, istruito nella geometria, filosofia e medicina, possedeva alte conoscenze di astronomia e delle leggi che regolano i fenomeni celesti (Vitruvio). I più celebri monumenti del passato (quali la piramide di Cheope, il Tempio di Salomone, le cattedrali di Chartres e Reims) racchiudono nella propria struttura architettonica implicazioni astronomiche, miniaturizzazioni cosmiche, riferimenti conclamati o nascosti alla Terra, al Cielo, ai moti dei maggiori corpi celesti.
Tutto il vivente (piante, animali, uomo) è tenuto in equilibrio dai contrari, dare ed avere, alto e basso, nord e sud; tutto ondeggia perennemente tra giochi di equilibrio, con gli esseri che si sostengono tra loro, nulla è lasciato al caso, tutto respira. Considerando che l’agricoltura biodinamica in questo mondo dell’1% non lavora con le sostanze, ma con le forze eteriche di vita che si legano ai 4 Principia Rerum (terra, acqua, aria, fuoco) e con le forze astrali, l’ΑΣΤΡΟΛΟΓΟΣ è la figura più indicata per ricordarci come la Natura sia influenzata dalle fasi lunari con i 12 cicli sinodici, dai movimenti planetari e dagli impulsi cosmici; un ritmo vitale tra espansione e contrazione, caos del seme, metamorfosi primaria e secondaria, forze vegetative e di maturazione, l’archetipo della pianta o l’idea primordiale del vegetale.

Questo misterioso architetto si è sempre interessato di mondi lontani e sconosciuti, di stelle, simbolo di spirito, della lotta fra la Luce e le Tenebre, del conflitto tra le forze spirituali e le forze materiali. Attraverso l’oscurità della notte le stelle sono fari proiettati nel profondo dell’inconscio. Ognuno deve seguire la sua stella e per siffatto motivo l’ΑΣΤΡΟΛΟΓΟΣ ha lo sguardo orientato, con solennità ieratica, verso Polaris, che indica il Polo Nord celeste della terra, nota anche come Ursae Minoris, di età stimata in 50 milioni di anni e dalle seguenti coordinate:
ascensione retta 2h - 31m - 48,7 s
declinazione +89° 15’ 51’’. 
L’ΑΣΤΡΟΛΟΓΟΣ in marmo calcareo di Repen, con due enigmatici occhi a mosaico realizzati in marmo bianco Lasa e murine vitree veneziane, è stato scolpito dall’amico ed artista goriziano, Paolo FIGAR (su Facebook Studioscultura). 
L’ΑΣΤΡΟΛΟΓΟΣ è stato esposto in molte mostre ed in diversi posti, ma ora ha finalmente trovato il suo spazio caratteristico, potendo interagire con l’energia eterica di cui è ricca l’agricoltura biodinamica, specchiandosi attraverso lo stagno nella volta celeste e connettersi con le forze orgoniche captate dalla Genesa Crystal di 90 cm di diametro con al centro un cristallo, posizionata a pochi metri di distanza. Egli è il punto-specchio terrestre di una ruotante perfezione a forma di elisse, che esprime un ordine superiore di proporzioni auree, quella dell’Universo e ci vuole far capire un concetto molto semplice: la mente è come il paracadute, serve solo se si apre.